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Il comparto orafo italiano sta affrontando un periodo di difficoltà, segnato da una flessione dell’export del 15,2% nei primi cinque mesi del 2025, aggravata dal cosiddetto “sboom turco” e dall’impatto dei nuovi dazi USA. A fare il punto della situazione è Claudia Piaserico, Presidente di Confindustria Federorafi.

Dopo un triennio di ottime performance, il settore del prezioso si trova ora in una fase di incertezza. Le tensioni internazionali, le quotazioni record delle materie prime preziose e il ridimensionamento della domanda turca, che nel primo semestre ha segnato un calo del 42,2%, hanno contribuito a questa flessione. A questo si aggiunge la difficoltà indotta dall’introduzione del dazio USA maggiorato al 15%, raddoppiato o triplicato per molti prodotti orafi rispetto a quello precedente, che ha penalizzato notevolmente il mercato statunitense, uno dei principali sbocchi per il Made in Italy con una quota superiore al 13% del totale export e un valore di circa 1,5 miliardi di euro nel 2023.

Secondo Piaserico, il recente accordo USA-UE sul dazio ha però eliminato alcune incertezze, fornendo finalmente agli imprenditori italiani un quadro più chiaro per operare nel mercato americano e per implementare strategie distributive volte a ridurre l’impatto sui consumatori statunitensi. Tuttavia, il calo del mercato USA continua a pesare, con una contrazione del 18,9% nei primi cinque mesi del 2025.

Nonostante la frenata congiunturale, il consolidamento del settore resta saldo grazie agli sforzi imprenditoriali nel diversificare e aprirsi a nuovi mercati, così come nel rafforzare quelli già presidiati. In questa direzione, Confindustria Federorafi sta attuando azioni congiunte con ICE Agenzia e il Ministero degli Esteri, tra cui accordi con la grande distribuzione organizzata e campagne di influencer marketing rivolte soprattutto a Stati Uniti e Regno Unito. Inoltre, è in corso uno studio sui sistemi distributivi in cinque Paesi europei.

Fondamentali risultano anche gli investimenti in tecnologia, come testimonia la nascita del “The Vicenza Symposium”, destinato a diventare un evento di riferimento per innovazione e ricerca applicata nel settore. Importante è anche l’impegno in tema di sostenibilità, con il comparto che recupera terreno rispetto ad altri settori, e nel campo dell’equità di genere, dove il settore conta una percentuale di impiegate femminili superiore al 51%, ben oltre la media di altri ambiti produttivi.

Sul fronte occupazionale, nonostante i primi segnali di utilizzo di ammortizzatori sociali, la situazione è stabile e le imprese continuano a investire in formazione. Sono in corso anche le trattative per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, avviate ad aprile con le organizzazioni sindacali.

Il futuro del comparto dipenderà in larga misura dall’andamento del mercato statunitense e dalla capacità di recuperare quote di mercato rispetto ai competitor, anch’essi penalizzati dai dazi. Cruciale sarà anche la definizione di politiche industriali e commerciali più incisive da parte del Governo italiano e dell’Unione Europea, accelerando accordi di libero scambio con altre aree mondiali e potenziando iniziative di sostegno all’export mirate e misurabili, come quelle con la grande distribuzione. 

Un primo importante banco di prova per valutare la salute e le prospettive del gioiello Made in Italy sarà rappresentato sicuramente dai risultati di Vicenzaoro, evento centrale per il comparto, che mostreranno con maggior chiarezza gli scenari futuri di questo mercato.

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