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In occasione di Vicenzaoro, l’Area Studi Mediobanca ha presentato un’ampia indagine dedicata alle imprese del sistema orafo-argentiero-gioielliero italiano – circa 250 società rappresentative del 90% del fatturato del comparto – con un particolare focus sui distretti produttivi d’eccellenza di Arezzo, Vicenza e Valenza.

Secondo la ricerca, il comparto chiude il 2024 con una solida crescita del fatturato del 5%, trainata in particolare dai distretti di Arezzo e Vicenza, entrambi in progresso dell’8%. Tuttavia, nonostante questi segnali positivi, il 2025 si apre con un clima di forte incertezza e sfide complesse per le imprese del settore.

Infatti, solo il 45% delle imprese prevede un aumento del fatturato per il 2025, mentre il 43% teme una contrazione e il 12% si aspetta stabilità. L’andamento appare molto differenziato a livello territoriale, con Arezzo e Valenza che mostrano maggior ottimismo (rispettivamente il 52% e il 50% delle imprese prevedono crescita), mentre Vicenza e le altre aree registrano percentuali più elevate di aziende pessimiste sulla domanda futura.

Il clima preoccupato delle imprese è alimentato in massima parte dall’instabilità geopolitica (77,8%), dal rischio di politiche protezionistiche come l’introduzione di dazi (61,9%) e dalla crescente pressione competitiva sui prezzi (41,3%). Tra le sfide emergono anche i costi energetici crescenti e le difficoltà nel reperimento e fidelizzazione delle risorse umane qualificate.

Nonostante le difficoltà, oltre il 60% delle aziende punta a espandersi su nuovi mercati, a sviluppare prodotti e servizi innovativi e a rafforzare investimenti tecnologici per rilanciare il business. Nei principali distretti produttivi queste strategie di crescita e innovazione sono particolarmente marcate.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, invece, il comparto mostra segnali di impegno, anche se inferiori rispetto alla media manifatturiera nazionale. La maggioranza delle aziende (61,5%) ha avviato iniziative di sensibilizzazione, con Valenza in testa al 77,8%. Tuttavia, solo un terzo delle imprese ha intrapreso un percorso strategico per la riduzione delle emissioni e meno della metà ritiene possibile raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La burocrazia resta un freno significativo all’adozione di pratiche ESG strutturate.

Per quanto riguarda il commercio estero, dopo un 2024 con un export in crescita del 41,4%, i primi cinque mesi del 2025 vedono una flessione del 15,2% nelle esportazioni, con cali significativi verso la Turchia (-42,2%) e gli Stati Uniti (-18,9%). La situazione è aggravata dall’introduzione a fine luglio 2025 di un dazio USA del 15% sui prodotti orafi che potrebbe erodere fino al 75% del valore aggiunto, spingendo le aziende italiane ad aumentare i prezzi di vendita del 20% per mantenere i margini. Resta da vedere se e come si potranno recuperare quote di mercato negli USA rispetto ai competitor come l’India e alla produzione interna statunitense.

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