A Vicenzaoro in apertura della fiera si è svolto il convegno del Club degli Orafi sui nuovi equilibri dell’oro e della filiera, uno dei temi più attuali per la manifattura e i mercati finanziari: la rivincita degli hard asset nell’era Trump.
Un incontro che ha messo a sistema visioni industriali, analisi macroeconomiche e prospettive strategiche della filiera orafa, in un contesto globale sempre più segnato da tensioni geopolitiche, instabilità finanziaria e riposizionamento degli equilibri commerciali.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Maria Cristina Squarcialupi, Presidente del Club degli Orafi Italia, che ha richiamato l’urgenza di una lettura integrata della filiera produttiva e distributiva, Massimo Bitonci, Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Vicenza, e Matteo Masini, Dirigente dell’Ufficio Beni di Consumo di ICE Agenzia, che ha sottolineato il ruolo strategico dell’export in una fase di forte discontinuità dei mercati.
Il quadro delineato dagli interventi tecnici restituisce un contesto competitivo complesso. L’acuirsi delle tensioni geopolitiche e l’incertezza macroeconomica globale stanno spingendo gli investitori verso i beni rifugio, con l’oro protagonista assoluto: il prezzo del metallo giallo è cresciuto del +23% nel 2024 e di un ulteriore +37% nel 2025.
L’aumento delle quotazioni ha avuto effetti rilevanti sulla domanda mondiale di gioielli in oro, che nei primi nove mesi del 2025 si è attestata a 1.095 tonnellate, in calo del -18%, con riduzioni particolarmente marcate in Cina e India (circa -25%).
Come illustrato da Sara Giusti, Economista Industry Research di Intesa Sanpaolo, e da Daniela Corsini, CFA, dopo le forti crescite degli ultimi anni il settore orafo e della bigiotteria mostra segnali di rallentamento:
nei primi dieci mesi del 2025 il fatturato registra una flessione del -5,1%, a fronte di un calo più marcato della produzione (-12,8%).
Sul fronte estero, nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni italiane di gioielli in oro hanno raggiunto 8,1 miliardi di euro, in diminuzione di 1,7 miliardi rispetto al 2024 (-16,9% in valore e -29,4% in quantità). Il dato risente fortemente della contrazione delle vendite verso la Turchia dopo l’exploit straordinario del 2024: al netto di questo effetto, l’export avrebbe mostrato una crescita del +3,6% in valore.
L’analisi evidenzia un settore che, nonostante le difficoltà, mantiene una forte propensione all’investimento.
La decima edizione dell’indagine congiunta Club degli Orafi Italia – Intesa Sanpaolo mostra che il 30% delle imprese prevede un aumento degli investimenti nel 2026, orientamento condiviso anche dalle realtà di dimensioni più contenute. Le aspettative di crescita del fatturato riguardano un’impresa su cinque.
La principale criticità resta il costo delle materie prime, indicato dal 62% delle imprese (in aumento rispetto al 52% di giugno), seguito dal peggioramento della domanda interna (51%) e dalla riduzione dei consumatori alto-spendenti (43%).
Il confronto è proseguito con le osservazioni di Augusto Ungarelli, Delegato Centro Studi Club degli Orafi e Past President Lombardi-Vendorafa e Club degli Orafi, con l’intervento di Luca Benvenuti, Amministratore Delegato di Unoaerre Industries SPA e Chimet SPA, che ha ribadito l’importanza di una visione sistemica del settore.
La filiera dell’oreficeria italiana conta circa 76 mila addetti, con quasi la metà impiegata nel commercio al dettaglio. Nonostante la dimensione media ridotta delle imprese retail (2,8 addetti contro i 3,5 della media UE27), l’Italia rappresenta il 24% delle imprese europee del settore e il 19% degli addetti, confermando un ruolo di primo piano.
Oltre al controllo dei costi delle materie prime, la sfida del mercato interno passa dalla capacità di intercettare la domanda ad alto valore, valorizzare i flussi turistici e rafforzare il posizionamento verso la clientela con maggiore capacità di spesa.
In un’era di ritorno agli hard asset, il settore orafo italiano è chiamato a trasformare la volatilità dei mercati in opportunità di riposizionamento strategico, facendo leva su qualità, filiera e visione industriale.
Laura Astrologo Porché





