di Laura Biason, Direttore del Club degli Orafi Italia e consulente sui temi dell’organizzazione e della comunicazione
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La “quarta P” di VicenzaOro: oltre a People, Product e Places, la Prospettiva per navigare la frammentazione globale
Come la filiera orafa sta riscrivendo le regole del lusso tra etica e indipendenza delle forniture.
In un panorama globale caratterizzato da “complessità e incertezza”, il settore orafo italiano si è riunito a VicenzaOro per analizzare i dati alla base delle strategie del prossimo biennio. Nel corso dell’appuntamento del 16 gennaio 2026, organizzato dal Club degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Cristina Squarcialupi, Presidente uscente del Club, ha introdotto una “quarta P” oltre alle tre del claim di questa edizione di VicenzaOro, la Prospettiva, come strumento indispensabile per trasformare l’incertezza in opportunità.
La geopolitica della frammentazione: dalla dottrina Monroe alla “Donroe”
L’analisi macroeconomica di Daniela Corsini, senior economist di Intesa Sanpaolo, ha evidenziato un mutamento radicale nella strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La nuova linea politica, definita nei mercati come “Dottrina Donroe” (un neologismo che fonde la dottrina Monroe con l’attuale amministrazione), segna il passaggio dall’unipolarismo a un mondo frammentato in aree di influenza. Gli USA mirano ora a una maggiore indipendenza delle filiere, concentrandosi sull’emisfero occidentale.
In questo scenario, l’oro ha vissuto un rally dominato dal momentum trading e dalla “FOMO” (fear of missing out), spingendosi oltre i fondamentali di domanda e offerta. Sebbene le stime indichino un consolidamento verso i 4.275 dollari l’oncia per la media del 2026, non si escludono picchi fino a 6.000 dollari nel caso di nuove escalation in Iran o Venezuela.
L’export Italiano: oltre l’effetto distorsivo della Turchia
I dati presentati da Sara Giusti, senior economist Industry Research di Intesa Sanpaolo, richiedono una lettura attenta: se l’export italiano di gioielli in oro ha registrato un calo nominale del 16,9% in valore nei primi nove mesi del 2025, tale dato è influenzato dalla “normalizzazione” dei flussi verso la Turchia, che avevano drogato i numeri del 2024. Al netto del fattore turco, l’export italiano segnerebbe in realtà una crescita del 3,6% in valore e mostrerebbe una risposta superiore alle aspettative.
A livello territoriale, i distretti mostrano dinamiche differenti: Valenza vede un +19% grazie al legame con le maison del lusso, mentre Vicenza cresce del 6%. Arezzo, pur risentendo del calo turco (-32%), risulterebbe stabile se depurato da tale variabile. Preoccupa invece il mercato statunitense, dove l’aliquota tariffaria effettiva è balzata dal 2,5% a punte del 14-15%, spingendo le imprese a guardare con crescente interesse verso i Paesi del Golfo e l’India.
Il sentiment degli imprenditori: investire per vincere la sfida del 2026
Nonostante il costo delle materie prime sia la preoccupazione principale per il 62% degli imprenditori (l’oro è passato dai 90 €/g di giugno ai 118 €/g di dicembre, periodo di somministrazione del questionario agli imprenditori), il sentiment presentato da Augusto Ungarelli, Past President del Club degli Orafi Italia con delega al Centro Studi, rimane moderatamente positivo. Un’impresa su cinque prevede una crescita del fatturato nel 2026, con punte del 36% tra le aziende medio-grandi.
La risposta del settore alla crisi è l’investimento: il 30% delle imprese aumenterà la spesa in tecnologia, immagine e sostenibilità.
Urban mining: l’oro come asset d’indipendenza
Una delle riflessioni più profonde è giunta da Luca Benvenuti, Amministratore Delegato Unoaerre Industries e Chimet, che ha definito l’oro non più solo come commodity, ma come “riserva di sovranità”. Con la fine della globalizzazione just-in-time, avere il controllo della materia prima rigenerata in casa diventa strategico.
L’Italia eccelle nell’Urban mining: aziende come Chimet estraggono metalli critici e preziosi dai rifiuti industriali, rigenerando quantità di oro e platino in quantità comparabili a frazioni importanti di quelle estratte nei principali paesi minerari. Questo approccio garantisce una filiera corta, etica e certificata (LBMA, RJC), indispensabile per soddisfare le nuove generazioni di consumatori.
Verso un’integrazione della filiera
Il convegno ha sottolineato l’importanza di leggere il settore come un organismo unico. Con la metà degli addetti della filiera occupata nel commercio al dettaglio, la sinergia tra produzione e distribuzione è vitale. Come ricordato da Stefano Andreis, Presidente Federpreziosi Confcommercio, la scarsa capacità di vendita al cliente finale danneggia l’intero settore: una delle sfide del 2026 sarà quella di formare professionalità capaci di valorizzare il prodotto italiano di fronte a un consumatore sempre più esigente e orientato alla qualità reale.
La registrazione del convegno

Il Comunicato stampa e le presentazioni dei relatori sono disponibili sul sito del Club degli Orafi Italia http://www.clubdegliorafi.org





