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Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano chiude il 2025 con una contrazione significativa delle esportazioni, confermando e aggravando un andamento negativo già evidente nei mesi precedenti. Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati ISTAT, il bilancio complessivo dell’anno registra una flessione del -18,9% rispetto al 2024, portando il valore dell’export a circa 12,6 miliardi di euro.

Il rallentamento era già emerso nel corso dell’anno: dopo un primo semestre in calo del 13,9% e un successivo progressivo peggioramento, la chiusura d’esercizio ha confermato una perdita quasi pari a un quinto del valore esportato. Ancora più marcata la contrazione in termini di volumi: per la gioielleria da indosso si registra una diminuzione delle quantità esportate del 22,7%.

Alla base di questa dinamica si colloca un contesto internazionale complesso. L’aumento dei prezzi dell’oro e degli altri metalli preziosi ha inciso sui consumi, mentre le politiche commerciali restrittive degli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche hanno contribuito a frenare la domanda globale. In particolare, hanno pesato negativamente le vendite verso la Turchia e il mercato statunitense, mentre si registrano segnali positivi per le esportazioni dirette verso la Svizzera – hub dei grandi marchi – e gli Emirati Arabi Uniti.

L’analisi sul territorio italiano evidenzia un quadro articolato. Arezzo si conferma prima provincia per valore esportato, pur registrando un forte calo (-40,9%), con un contributo pari a circa il 34,8% del totale nazionale. A incidere sulla performance è stato soprattutto il ridimensionamento dei flussi verso la Turchia. In controtendenza, invece, Vicenza segna una crescita del 6,4%, raggiungendo oltre il 20% dell’export italiano. Segnali positivi anche da Valenza (Alessandria), che registra un incremento del 27,3% e rappresenta il 17,6% del totale. Più contenuta la flessione del distretto Napoli-Caserta, che chiude con un -2,8%.

Secondo la presidente di Federorafi, Maria Cristina Squarcialupi (in foto), il risultato del 2025 era in parte atteso, ma resta comunque preoccupante, anche perché si accompagna a una riduzione ancora più marcata delle quantità esportate. Considerando che circa il 90% della produzione del settore è destinata ai mercati esteri, è probabile che anche il fatturato complessivo rispecchi dinamiche analoghe.

Se nella seconda parte del 2025 si erano intravisti timidi segnali di recupero – soprattutto negli Stati Uniti e negli Emirati – l’inizio del 2026 ha nuovamente complicato lo scenario. I nuovi dazi introdotti dagli USA e le crescenti tensioni nell’area del Golfo, insieme al protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, incidono su mercati che rappresentano circa il 40% delle esportazioni italiane del comparto.

In questo contesto di forte incertezza, tra instabilità geopolitica, politiche protezionistiche e volatilità dei prezzi delle materie prime, le prospettive per il 2026 restano difficili da delineare ma l’obiettivo, secondo gli operatori, sarà contenere le perdite rispetto ai livelli già registrati.

Sul fronte delle strategie, sono in corso interlocuzioni con il Ministero degli Affari Esteri e con l’ICE per individuare nuovi mercati e rafforzare gli strumenti di internazionalizzazione, senza abbandonare aree chiave come il Nord America e il Medio Oriente. Parallelamente, il settore si sta coordinando con altre filiere del sistema moda-accessorio per chiedere misure di sostegno, tra cui il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, un maggiore accesso al credito e interventi di semplificazione burocratica.

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