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Hong Kong continua a occupare una posizione di rilievo nella geografia internazionale del gioiello. La 42ª edizione dell’Hong Kong International Jewellery Show e la 12ª dell’Hong Kong International Diamond, Gem & Pearl Show, organizzate da HKTDC secondo il format “Two Shows, Two Venues”, hanno richiamato complessivamente circa 80.000 buyer provenienti da 150 Paesi e regioni, confermando la città come uno dei principali crocevia mondiali per il settore. A sostenere questo risultato hanno contribuito circa 4.000 espositori da oltre 40 Paesi e regioni, con una crescita delle presenze da mercati come Filippine, Corea, Australia e Svizzera. 

Più che un’edizione segnata dall’euforia, quella del 2026 ha restituito l’immagine di un mercato più vigile, più selettivo, ma ancora pienamente operativo. In un contesto attraversato da tensioni geopolitiche e da una domanda internazionale più cauta, Hong Kong ha continuato a far valere la propria funzione di piattaforma affidabile per il commercio globale del gioiello. È una visione che il Presidente del Comitato organizzatore delle due fiere gemelle HKTDC, Kent Wong, intervistato da chi scrive, riassume con chiarezza:   “connectivity and facilitation”, vale a dire connessione e capacità di rendere possibile il business.

Per Wong, il punto è anzitutto strutturale. Le tensioni commerciali, osserva, “spesso interrompono le catene di approvvigionamento”, ma Hong Kong, grazie al sistema di common law, alla libera circolazione dei capitali e al proprio ruolo di porto franco internazionale e territorio doganale separato, offre “una piattaforma stabile, trasparente e sicura per i gioiellieri internazionali”. In questa prospettiva, la fiera non è soltanto un luogo di incontro tra domanda e offerta, ma uno strumento di mediazione strategica tra i mercati globali, la Cina continentale e l’area ASEAN, che HKTDC intende presidiare rafforzando ulteriormente i propri servizi, dagli incontri mirati tra operatori fino alla logistica.

Anche i dati raccolti durante la manifestazione restituiscono il profilo di un settore orientato a un cauto ottimismo. Il 44,3% degli intervistati prevede una crescita delle vendite nei prossimi uno-due anni, mentre il 49% si aspetta una sostanziale stabilità. Tra i mercati ritenuti più promettenti emergono Corea, ASEAN, Cina continentale, Taiwan e Australia, mentre sul piano del prodotto le categorie considerate più dinamiche restano la gioielleria di tendenza, la gioielleria in materiali preziosi e la gioielleria di design. Tra le gemme, si confermano in testa diamanti, ma anche pietre di colore e perle.

Sul piano espositivo, la manifestazione ha mostrato una notevole capacità di adattamento. Hanno debuttato nuovi padiglioni, tra cui l’Hard Pure Gold Pavilion, lo Zhushan Turquoise Pavilion e l’Hong Kong Watch Manufacturers Association Pavilion, mentre la Hall of Fame, dedicata ai marchi internazionali di gioielleria, è cresciuta di oltre il 40%. Sono segnali che raccontano un settore impegnato a ridefinire il proprio equilibrio tra desiderabilità, posizionamento e accessibilità.

Uno dei temi più evidenti di questa edizione è stato infatti il ripensamento del gioiello in chiave di leggerezza. Con il prezzo dell’oro stabilmente elevato, molte aziende stanno lavorando su montature meno pesanti, strutture più flessibili e design capaci di preservare l’impatto visivo del gioiello, contenendone al tempo stesso il costo.  È in questo senso che si inserisce l’osservazione di Winston Chow, Presidente del Comitato Consultivo per la Gioielleria di HKTDC, secondo cui “con il rialzo del prezzo dell’oro molti design tendono a essere più leggeri, ma senza perdere il fascino di pezzi più importanti”. Un orientamento che risponde non solo a una logica economica, ma anche a un gusto più contemporaneo e più vicino alla sensibilità delle nuove generazioni. Lo stesso Chow, del resto, non nasconde le incertezze che gravano sul prossimo futuro. Se da un lato rileva che, nonostante una contrazione nei volumi, l’interesse per i gioielli in oro resta vivo anche come forma di investimento, dall’altro avverte che “il 2026 sembra destinato ad essere un anno impegnativo”. E aggiunge: “Abbiamo iniziato l’anno con molte tensioni globali e ora la situazione in Medio Oriente è preoccupante”. Parole che restituiscono bene il tono di questa edizione: meno slancio apparente, forse, ma una forte consapevolezza della complessità dello scenario internazionale.

Sul fronte stilistico, abbiamo notato la persistenza di un immaginario legato alla natura: animali, insetti, farfalle, elementi vegetali, accanto a una forte presenza del colore. Tormaline verdi e rosa, rubelliti, opali e granati nelle sfumature viola e arancio hanno contribuito a definire un paesaggio visivo più vibrante, mentre il diamante ha continuato a mantenere un ruolo centrale, sostenuto sia dall’interesse per le pietre bianche di alta qualità sia dall’attenzione per esemplari rari di colore.

Uno degli aspetti più rilevanti di HKTDC 2026 è stato la sua evoluzione come piattaforma ibrida. A fronte delle difficoltà di viaggio che hanno interessato una parte degli operatori, è stato intensificato il format EXHIBITION+, consentendo a buyer ed espositori di svolgere le trattative online tramite Click2Match, Scan2Match e la piattaforma di sourcing dell’ente. Per gli operatori impossibilitati a raggiungere Hong Kong sono state organizzate oltre 100 sessioni di business matching a distanza. 

La visione di Kent Wong è chiara: “nei momenti di rallentamento”- osserva – “bisogna essere proattivi, rafforzare le connessioni internazionali, invitare nuove purchasing missions dai mercati emergenti e accompagnare i brand locali e della Cina continentale verso una proiezione più ampia”. In questa stessa logica si inserisce anche l’attenzione verso i consumatori più giovani, che per Wong rappresentano una priorità strategica: innovazione, tecnologia, design e capacità narrativa devono convergere per parlare a una generazione più digitale, più sensibile all’emozione e più attenta alla contemporaneità dei linguaggi.

La collaborazione con Taobao e Tmall (piattaforme di e-commerce in Cina) e, per la prima volta, con Douyin (versione cinese di Tik Tok) va letta precisamente in questa direzione. Il progetto, che ha coinvolto 10 espositori e oltre 30 influencer e opinion leader, ha generato più di 35 milioni di visualizzazioni e vendite superiori a 20 milioni di dollari, offrendo agli espositori un accesso diretto all’ecosistema digitale della Cina continentale. Hong Kong si conferma così non solo come piattaforma di scambio B2B, ma anche come uno spazio in cui commercio, contenuti, live selling e visibilità digitale tendono sempre più a integrarsi.

Anche il debutto dell’Uzbekistan rafforza questa lettura: Hong Kong continua a essere percepita come una piattaforma di espansione internazionale, capace di mettere in relazione manifatture emergenti, mercati asiatici e reti globali di distribuzione. 

In una fase segnata da prezzi elevati delle materie prime, volatilità geopolitica e consumi più selettivi, Hong Kong ha restituito globalmente una immagine di solidità, autorevolezza commerciale e capacità di adattamento.

Laura Astrologo Porché

@journaldesbijoux

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