Alla decima edizione di GemGenève, in programma dal 7 al 10 maggio 2026 al Palexpo di Ginevra, il Designers’ Village si conferma uno degli spazi più identitari del salone: non una semplice vetrina dedicata alla creatività emergente, ma un osservatorio sui nuovi linguaggi della gioielleria contemporanea. In un contesto che riunisce mercanti internazionali, collezionisti, maison, gem dealer e istituzioni, il progetto restituisce al designer un ruolo centrale: quello di autore, interprete del proprio tempo e costruttore di immaginari.
A guidare questa visione è Nadège Totah, co-organizzatrice di GemGenève e figura chiave nello sviluppo del Designers’ Village. «I giovani designer incarnano l’audacia, la creatività e la sensibilità contemporanea», racconta. «Sostenerli significa preservare il respiro vitale della gioielleria». Non si tratta dunque soltanto di offrire uno spazio espositivo, ma di creare un reale terreno d’incontro tra nuove generazioni creative e mercato internazionale.

Identità, materia, racconto
Il percorso accoglie personalità diverse, accomunate da una visione fortemente individuale del gioiello. Ci sono nomi già intercettati da GemGenève, come Richard Wu Jewelry, che unisce eredità orientale e tecniche occidentali dopo un percorso iniziato con la scultura su giada e proseguito con l’apprendimento della manifattura gioielliera tradizionale in Italia. Accanto a lu Incarnem, fondata da Marine Billet, porta una ricerca a metà tra impronta, memoria e scultura, in cui il gioiello diventa quasi una seconda pelle.
Tra le presenze da seguire c’è anche Plah, marchio del giovane designer di origine colombiana Sebastián Plah, 25 anni, basato a Milano. Alla sua prima partecipazione a GemGenève, lavora con oro, titanio e diamanti, costruendo un linguaggio fatto di leggerezza, bagliori iridescenti e savoir-faire italiano, con riferimenti che vanno da JAR ad alcuni protagonisti del design latinoamericano.

Il lusso come esperienza personale
Di segno diverso è l’ingresso di Hemera Paris, che a GemGenève vivrà non solo la prima partecipazione al salone, ma la prima presentazione pubblica delle proprie creazioni. La maison interpreta il gioiello come opera personale, pensata per tradurre l’universo del committente, e porta una visione di lusso intimo, durevole, quasi ottocentesco nella sua idea di unicità. In occasione della decima edizione, presenterà anche una broche realizzata con Bernardo d’Orey, specialista della micromarqueterie de paille, in un dialogo tra alta gioielleria, artigianato raro e cultura della personalizzazione.
Completa il quadro Jaqueline Powers, brand statunitense fondato dalla co-executive producer della serie cult Game of Thrones, che torna al Designers’ Village dopo la prima partecipazione del 2024. Il suo universo, ricordato per gioielli dai toni bruni e grigi, amplia ulteriormente la geografia creativa del salone, confermando l’interesse di GemGenève per percorsi non convenzionali e identità fortemente narrative.

Una piattaforma per il futuro
Il Designers’ Village diventa così una dichiarazione di metodo: mettere i nuovi creatori accanto ai grandi nomi, senza gerarchie e senza separazioni rigide. «Con GemGenève offriamo loro una visibilità reale, al pari dei grandi nomi, perché il loro sguardo nuovo alimenta l’intero ecosistema», sottolinea Totah. Il suo consiglio ai giovani designer è netto: «Siate sinceri. Non cercate di piacere, ma di esprimere ciò che siete realmente». Perché, conclude, «l’autenticità si percepisce, e colpisce. Non di rado è proprio questa emozione, più della perfezione, ad aprire le porte».





