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Al Palaexpo di Ginevra da domani (oggi c’è l’anteprima media, e l’Orafo è presente tra i Media Partner) va in scena GemGenève: quattro scintillanti giorni tra pietre straordinarie, gioielli d’epoca e contemporanei, talk sui nuovi trend, designer, metiers d’Art, gemmologia, mostre e progetti curatorali speciali. Una piattaforma virtuosa in cui mercato e cultura si alimentano a vicenda.

Dal 7 al 10 maggio 2026 GemGenève inaugura al Palexpo la sua decima edizione, confermandosi tra gli appuntamenti più significativi del calendario internazionale del gioiello. Il salone continua a distinguersi per un’impostazione “ibrida”: non solo piattaforma commerciale, ma luogo in cui mercato, cultura e formazione dialogano in modo sempre più stretto.

In fiera sono attesi oltre quasi 250 player del settore, oltre ai buyer e molti rivenditori sono presenti con pietre fuori dal comune e gioielli antichivintage e contemporanei. L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di espositori provenienti da diciassette nazioni: oltre a Stati Uniti, Belgio e Svizzera, spicca il ruolo crescente dell’Asia con Hong Kong, Thailandia e India.

A definire l’identità di GemGenève è l’idea di “ecosistema”, come spiega Thomas Faerber, cofondatore dell’evento: “GemGenève riunisce un ecosistema ricco e sfaccettato: diamantai, commercianti di pietre preziose, specialisti di gioielli antichi, designer contemporanei, scuole e mestieri d’arte. Per noi è fondamentale valorizzare anche i talenti emergenti accanto alle grandi Maison. A questa pluralità si aggiungono stampa, collezionisti privati, studenti e futuri professionisti”.

Il Villaggio dei Designer resta uno dei fulcri della manifestazione. In questa cornice si inserisce la presenza dell’Armenian Jewellers Association, che presenta i vincitori dell’AJA Design Competition 2025–2026, e il lavoro della Strong & Precious Art Foundation, che interpreta il gioiello come strumento di resilienza e affermazione culturale.

La dimensione “contemporanea” passa anche dal rapporto con il digitale: GemGenève è partner principale della Digital Jewelry Week, in una collaborazione che tratta il digitale non come alternativa al salone, ma come estensione strategica. Tra le presenze rilevanti anche la Jewellery and Gemstone Association of Africa, legata al lancio della prima Africa Jewellery Week.

Alfredo Ravasco, coppa in malachite esposta alla Biennale di Venezia del 1930.

Sul piano culturale, spicca la mostra Shaping matter, enhancing beauty, curata da Mathieu Dekeukelaire, direttore di GemGenève: circa cento opere da collezioni pubbliche e private, tra giade, camei, nefrite Qing, intagli, ceramiche e nécessaires Art Déco, in un percorso che riflette sul rapporto tra materia, gesto e tecnica.

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