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Le tensioni geopolitiche, i conflitti internazionali e l’incertezza sulle politiche commerciali americane stanno pesando anche sul settore orafo. Il primo effetto è la corsa del prezzo dell’oro, che nel 2025 è salito del 44% e ha continuato ad aggiornare i massimi storici anche nei primi mesi del 2026. Nel primo trimestre dell’anno, la quotazione media si è attestata a 4.877 dollari l’oncia.

L’aumento della materia prima si riflette direttamente sulla domanda mondiale di gioielli in oro. Dopo il calo del 18% registrato nel 2025, il primo trimestre 2026 ha segnato una contrazione ancora più marcata, pari al 24%. Negli Stati Uniti la flessione è stata ancora più netta, con punte del 44%.

Anche per l’industria italiana il quadro si fa più complesso. Dopo la crescita degli ultimi anni, con un +19% nel 2022, +6% nel 2023 e +4% nel 2024, il 2025 si è chiuso con un calo del fatturato del 5%. I primi due mesi del 2026 mostrano un peggioramento ulteriore: -10% per il fatturato e -29% per la produzione.

A fare da cornice ai dati è stato l’incontro ospitato a OroArezzo e promosso dal Club degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo, pensato per offrire una lettura aggiornata delle dinamiche che stanno ridefinendo il comparto. Moderato da Laura Biason, direttore generale del Club degli Orafi Italia, l’appuntamento ha alternato gli interventi di Daniela Corsini, Stefania Trenti e Sara Giusti del Research Department di Intesa Sanpaolo, con focus su scenario macroeconomico, commodity, mercati internazionali e risultati dell’undicesima indagine congiunta. A completare il quadro, la testimonianza di Giordana Giordini, imprenditrice, socia di Giordini Srl e presidente di Confindustria Toscana Sud.

Sul fronte estero, nel 2025 l’export italiano di gioielli in oro è sceso a 10,8 miliardi di euro, con una flessione del 21%. Un dato penalizzato soprattutto dal mercato turco: al netto della Turchia, l’export avrebbe invece registrato una crescita del 7,6%. Restano positive, infatti, le performance verso Svizzera (+27%), Hong Kong (+9,7%), Canada (+111%) ed Emirati Arabi Uniti (+13%), mercato che da solo vale il 12% dell’export di settore.

Questi dati emergono dall’undicesima indagine congiunta Club degli Orafi Italia – Intesa Sanpaolo, che oltre a rilevare le aspettative delle imprese si è soffermata anche sugli effetti del conflitto in Iran. Rispetto a dicembre, il clima appare più prudente: la quota di chi prevede un calo del fatturato è passata dal 34% al 63%.

Restano invece sostanzialmente stabili le intenzioni di investimento. Il 23% delle imprese dichiara infatti di prevedere un aumento degli investimenti rispetto al 2025, segnale che una parte del comparto continua a puntare su rafforzamento e competitività.

Tra le principali criticità segnalate dalle aziende figurano anzitutto i costi della materia prima, indicati dal 68% del campione, seguiti dal peggioramento della domanda interna (60%) e dalle tensioni geopolitiche (53%). Secondo le imprese, il conflitto in Iran ha aggravato ulteriormente il quadro, contribuendo alla riduzione dei consumi di gioielli (68%), all’aumento dei costi delle materie prime (43%) e al rallentamento della domanda internazionale (33%).

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