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Ci sono realtà che non si limitano ad accompagnare la storia di un comparto, ma contribuiscono a costruirne la consapevolezza. Il Club degli Orafi Italia è stato, per oltre quattro decenni, una di queste realtà: un luogo di confronto, di analisi e di relazione capace di riunire attorno allo stesso tavolo imprese, brand, manifatture, distribuzione, istituzioni, organizzazioni internazionali e stampa specializzata.

La decisione di concludere le attività dell’associazione, fondata nel 1980 e oggi giunta al termine del proprio percorso dopo 46 anni di servizio al settore, segna dunque un passaggio importante per l’intera filiera orafa italiana. Non una chiusura dettata da difficoltà, ma una scelta assunta con lucidità, dignità e senso di responsabilità, dopo una riflessione avviata negli ultimi mesi del 2025 e formalizzata all’unanimità dal Consiglio Direttivo e dall’Assemblea Straordinaria dei Soci.

Nel corso della sua storia, il Club ha svolto un ruolo prezioso e spesso insostituibile. Ha promosso ricerca, formazione, informazione e networking, generando valore concreto per gli operatori e contribuendo a rafforzare la cultura d’impresa del gioiello italiano. Tra i suoi contributi più significativi resterà certamente la collaborazione pluriennale con il Centro Studi di Intesa Sanpaolo per l’analisi congiunturale del settore orafo: un appuntamento divenuto nel tempo un riferimento imprescindibile per leggere l’evoluzione del comparto, comprenderne i numeri e interpretarne le trasformazioni.

Negli ultimi anni, il Club ha saputo inoltre ampliare il proprio raggio d’azione, dagli incontri di networking durante VicenzaOro agli eventi nelle fiere di settore, dai convegni dedicati ai cambiamenti del retail alle visite presso eccellenze manifatturiere come la Manifattura Bulgari di Valenza, fino alle iniziative internazionali in preparazione con ICE presso le ambasciate italiane all’estero.

Per noi de L’Orafo Italiano, che a fianco del Club ha lavorato per molti anni, questo momento ha un significato particolare. Insieme abbiamo condiviso visione, occasioni di confronto e l’idea che il settore orafo italiano abbia bisogno non solo di visibilità, ma anche di pensiero, dati, relazioni e rappresentanza culturale. In questo senso, il Club ha incarnato una forma alta di servizio al comparto: indipendente, autorevole, trasversale.

La sua chiusura riflette anche le profonde trasformazioni che hanno attraversato il mercato. L’Italia resta un protagonista assoluto della gioielleria in oro in Europa, ma il contesto industriale è cambiato: concentrazioni, acquisizioni da parte di grandi gruppi internazionali e nuovi assetti manageriali hanno progressivamente modificato il rapporto tra imprese, imprenditori e associazionismo.

Resta però un’eredità importante. Restano le ricerche, gli archivi, le relazioni costruite, la capacità di avere dato voce al settore con rigore e indipendenza. E resta soprattutto il valore di un’esperienza che ha dimostrato quanto sia decisivo, per il gioiello italiano, fare sistema.

Come ha dichiarato la presidente Maria Cristina Squarcialupi, il Club chiude «con dispiacere ma anche con l’orgoglio di chi sa di aver fatto bene fino all’ultimo il proprio lavoro». Un sentimento che il settore non può che condividere, insieme a un sincero ringraziamento per quanto il Club degli Orafi Italia ha rappresentato e continuerà a rappresentare nella memoria professionale del nostro mondo.

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