Dal 4 al 7 settembre 2026, in concomitanza con Vicenzaoro, la Fiera di Vicenza ha ospitato il Congresso del Centenario della CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria fondata nel 1926. L’appuntamento ha riunito rappresentanti della filiera internazionale e membri delle commissioni impegnate nella definizione degli standard raccolti nei Blue Books, affrontando temi centrali per il settore: nomenclatura delle gemme, sostenibilità, formazione e nuove tecnologie.
Tra le decisioni più rilevanti, il Consiglio direttivo ha approvato la raccomandazione delle commissioni Diamanti e Pietre di Colore di rivedere i Blue Books, stabilendo che “synthetic” sia l’unico termine impiegato in quei documenti per descrivere i prodotti creati con le stesse caratteristiche chimiche, fisiche e strutturali dei corrispondenti naturali, pur riconoscendo che espressioni come “laboratory-grown” e “laboratory-created” sono ammesse in alcune giurisdizioni e che le normative nazionali prevalgono.
A Vicenza è stata inoltre presentata la Blue List, lessico di riferimento per la terminologia delle filiere responsabili, distinto dai Blue Books e dedicato a parole chiave della comunicazione contemporanea come “sostenibile”, “responsabile” ed “etico”. La Commissione Gemmologica ha affrontato anche l’uso dell’intelligenza artificiale nei rapporti sulle gemme, proponendo che i sistemi impiegati in analisi, classificazione e interpretazione dei risultati siano sottoposti agli stessi controlli di qualità previsti per i metodi convenzionali.
Sul fronte della formazione è stato infine presentato il progetto dell’International Fine Jewellery Academy di Milano, dedicato ad artigianato, ricerca, standard, sostenibilità e nuove tecnologie. L’Assemblea generale ha rieletto all’unanimità il Dr. Gaetano Cavalieri alla presidenza della Confederazione, che abbiamo intervistato sui principali temi emersi dal Congresso del Centenario.

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Presidente Cavalieri, a Vicenza è emersa la necessità di distinguere con maggior chiarezza il diamante naturale da quello sintetico, anche attraverso una nomenclatura più precisa. Come si è arrivati a questa scelta e quali esigenze hanno guidato il confronto all’interno di CIBJO?
La nomenclatura, il linguaggio e la terminologia sono essenziali per la comunicazione, sia quella più semplice sia quella più complessa. Per questo l’uso delle parole è fondamentale. CIBJO lavora da diversi anni alla Blue List, un lessico condiviso per la filiera della gioielleria, pensato per definire con precisione i termini che tutti, teoricamente, dovrebbero usare.
Il tema, tutto sommato, è abbastanza semplice dal punto di vista di CIBJO. Non si può confondere ciò che viene estratto fisicamente dalla terra, nel caso specifico il diamante naturale, con quello sintetico. Quando si dice semplicemente “diamante”, si intende quello naturale. Il diamante sintetico, invece, è frutto di una produzione in fabbrica, che impiega strumenti tecnologicamente avanzati.
I costi dell’uno e dell’altro sono molto differenti e, quando i due prodotti vengono immessi sul mercato, il consumatore può cogliere la differenza dal prezzo. Ma questo non è sufficiente dal punto di vista di CIBJO: fin dalla sua fondazione, nel 1926, la Confederazione ha perseguito il principio della trasparenza totale, della cosiddetta full disclosure. Il consumatore deve essere informato su ciò che il venditore gli propone, affinché possa effettuare un acquisto consapevole. La differenza tra i due prodotti è quindi di natura tecnica: uno viene estratto, l’altro prodotto. CIBJO ha sempre riconosciuto la legittimità di entrambi e il loro diritto di stare sul mercato, purché siano presentati con la stessa trasparenza.
Dal termine “synthetic diamond” alla Blue List presentata a Vicenza, questo Congresso ha mostrato quanto il linguaggio sia centrale negli standard CIBJO. Quanto è importante oggi arrivare a definizioni che siano insieme scientificamente corrette, condivise dall’industria e comprensibili al consumatore?
Non si tratta tanto di chiamarlo sintetico, termine che è sempre stato in uso. La scelta deriva da uno dei nostri principi fondamentali: la protezione del consumatore. Per ragioni di chiarezza, abbiamo quindi ritenuto di mantenere ‘sintetico’ per definire il diamante prodotto in fabbrica.
Naturalmente abbiamo sottolineato che in Paesi come, ad esempio, gli Stati Uniti, la Federal Trade Commission ha suggerito termini quali “laboratory-grown” o altri appellativi, che rispettiamo. Le nostre decisioni, dato che non siamo un parlamento, uno stato o un governo, sono indicazioni e raccomandazioni rivolte ai nostri utenti e all’intera industria, soci e non soci.
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più rapidamente anche nella gemmologia e nei sistemi di certificazione. Quali opportunità vede e quali garanzie ritiene indispensabili per assicurarne un utilizzo affidabile e trasparente?
L’intelligenza artificiale è uno strumento molto importante, tanto più quando lo si sa usare. Come ogni strumento, deve essere impiegata in maniera legittima. È evidente che qualsiasi strumento, compresi il telefonino e il computer, se usato in maniera disonesta può avere ripercussioni negative. Anche l’intelligenza artificiale, di cui tanto si parla oggi e sulla quale esprimono dubbi gli stessi sviluppatori, va usata, come dicevano i latini, cum grano salis: con attenzione e parsimonia, perché possa dare risultati migliori.
In un mercato sempre più complesso, la fiducia del consumatore resta uno dei temi centrali. Quale ruolo possono avere oggi CIBJO e gli standard internazionali nel rafforzarla?
La fiducia del consumatore è l’elemento essenziale che determina il successo o l’insuccesso di qualunque settore imprenditoriale, industriale, produttivo e distributivo. In parecchi Paesi, gli standard che CIBJO si è data sono diventati leggi dello Stato; in altri rientrano negli usi e nelle consuetudini e vengono utilizzati anche nelle corti di giustizia.
Il nostro contributo, attraverso i Blue Books, a sostegno della fiducia del consumatore è dunque uno stato di fatto e anche uno stato di diritto: laddove non esiste una norma, gli standard possono rientrare negli usi e nelle consuetudini. Dove invece una norma esiste, CIBJO può aver fornito un contributo che il legislatore ha deciso di prendere a esempio e di adattare alle leggi di quel particolare Stato.
Il Congresso del Centenario ha mostrato quanto siano cambiate le sfide dell’industria della gioielleria. All’evoluzione dei prodotti e dei mercati si aggiungono oggi la complessità delle filiere, le nuove tecnologie e le aspettative dei consumatori. Per affrontarle, il settore dovrà continuare a trovare punti di accordo tra realtà e normative diverse, traducendoli in pratiche capaci di reggere alla prova del mercato.
Laura Astrologo Porché






