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Cinquant’anni dopo il debutto dell’Ingenieur SL, referenza 1832, IWC Schaffhausen celebra il progetto firmato da Gérald Genta nel 1976 con due edizioni limitate dell’Ingenieur Automatic. All’epoca, l’orologio sportivo in acciaio con bracciale integrato non incontrò il favore del pubblico: tra il 1976 e il 1983 ne furono realizzati soltanto 598 esemplari. Riscoperto dai collezionisti, è diventato il punto di partenza della collezione rilanciata nel 2023.

Le due versioni celebrative, da 40 e 35 mm, sono prodotte in 1.150 esemplari ciascuna. Il quadrante argenté spazzolato riprende una rara variante dell’Ingenieur SL, alternativa al più noto quadrante strutturato. Lancette rodiate, indici con Super-LumiNova e un logo nel quale il numero 50 sostituisce il caratteristico fulmine ne completano l’identità. Cassa e bracciale integrato sono in acciaio, con superfici satinate e lucide e lunetta fissata da cinque viti. Il bracciale del 40 mm è satinato, mentre quello del 35 mm presenta maglie centrali lucidate.

Il 40 mm, referenza IW328910, monta il calibro di manifattura 32111, con 120 ore di riserva di carica e cassa interna in ferro dolce per proteggere il movimento dai campi magnetici. Il 35 mm, referenza IW324909, ospita il calibro 47110, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro e rifinito con perlage e Côtes de Genève.

Al lancio si accompagna una videointervista a Evelyne e Alexia Genta, moglie e figlia del designer, coinvolte fin dai primi prototipi del nuovo Ingenieur Automatic 40, prima del rilancio del 2023. Ricordano come Genta si considerasse soprattutto un artista, attento a bellezza e proporzioni persino nei gesti quotidiani. “Papà era un visionario, che non guardava ai concorrenti né si preoccupava di ciò che la gente voleva. Voleva semplicemente creare in libertà, senza lasciarsi condizionare dai desideri degli altri o dalle esigenze del mercato”, racconta Alexia. Per Genta l’orologio era infatti un oggetto scultoreo unitario: una linea continua dalla cassa al bracciale fino alla fibbia. Un’idea che, mezzo secolo dopo, continua a definire l’identità del modello.

Evelyne e Alexia Genta
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