Nel 2025 le gioiellerie italiane hanno venduto a turisti stranieri gioielli e preziosi per circa 910 milioni di euro, pari al 13% dei ricavi annui del comparto e all’11% degli 8,6 miliardi spesi dai visitatori internazionali per l’acquisto di beni in Italia. È uno dei dati principali dell’Osservatorio Federpreziosi 2026, realizzato da Federpreziosi Confcommercio con Format Research e presentato a Vicenzaoro il 6 settembre.
L’indagine conferma il ruolo strategico delle gioiellerie nella diffusione del Made in Italy: il 75% degli esercizi annovera clienti stranieri e, per uno su cinque, questi rappresentano almeno il 10% della clientela. Le provenienze principali sono Europa occidentale, Stati Uniti e Canada ed Europa orientale. L’oreficeria guida le preferenze con il 54,4%, seguita dalla gioielleria firmata al 44,1% e da quella non firmata al 25%. Nel 45,6% dei casi lo scontrino medio dei turisti supera quello dei clienti italiani.

A orientare la scelta sono soprattutto artigianalità e provenienza italiana, decisive nel 58,8% dei casi, e qualità percepita del prodotto, indicata dal 47,1%. Nell’immaginario internazionale il Made in Italy è associato prima di tutto a stile e design, qualità e affidabilità e artigianalità. Centrale anche il ruolo del punto vendita, dove professionalità del gioielliere e chiarezza delle informazioni contribuiscono a costruire fiducia.
Per Stefano Andreis, presidente Federpreziosi Confcommercio, i numeri più significativi sono “i 910 milioni che misurano ciò che accade durante il viaggio ma soprattutto quell’84,8% di acquirenti che ci dice ciò che può accadere dopo”. La vera opportunità, sottolinea, è fare in modo che il turista esca dalla gioielleria “non soltanto con un gioiello, ma con un legame con l’Italia destinato a continuare nel tempo. Per tradurre questa opportunità in una strategia concreta è però indispensabile il sostegno delle istituzioni con interventi di supporto e incentivi che favoriscano anche l’inserimento dei giovani in azienda con una preparazione adeguata”.
Il rapporto con il cliente internazionale spesso prosegue oltre il soggiorno: il 58,8% delle gioiellerie mantiene i contatti dopo il primo acquisto, circa il 60% registra ritorni in occasione di viaggi successivi e il 45% realizza anche vendite a distanza. L’84,8% degli acquirenti stranieri si dichiara propenso a comprare nuovamente gioielli Made in Italy.
Anche Vincenzo Aucella, presidente Assocoral e vicepresidente Federpreziosi, insiste sul legame fra prodotto e territorio: “Le vetrine delle gioiellerie promuovono il ‘bello e ben fatto’ italiano, generando acquisti sul territorio ma anche a distanza, grazie al ricordo del viaggio». Torre del Greco, aggiunge, ne è un esempio emblematico, con oltre due secoli di tradizione legati al corallo e al cammeo.
Nel 2026 il settore conta 11.705 gioiellerie e oltre 30.300 addetti. Pur in presenza di una progressiva concentrazione, il fatturato è passato dai 4,8 miliardi di euro del 2013 ai 6,8 miliardi del 2025, con una previsione di circa 7 miliardi per il 2026. Un quadro che rafforza il ruolo della gioielleria non solo come luogo di vendita, ma come presidio di competenza, racconto e valorizzazione internazionale del prodotto italiano.





